Qualche riga in libertà.
Perchè sono esausta.
Le giornate in viaggio con i mezzi pubblici sono sempre stressanti (4 treni, 2 taxi).
Oggi al ritorno da Bologna, mentre dall’Eurostar verso Padova guardavo la …grandine(???) …pensavo a cosa era rimasto nella mente dopo una giornata così intensa.
Sicuramente lo ripeto fino allo sfinimento, la ‘formula barcamp‘ funziona davvero. Secondo me a pieno regime.
Però…c’è stato qualcosa di strano nella giornata di oggi.
Non avevo la sensazione di essere ad un FemCamp e mi sto chiedendo (a voce alta) se questo è un bene oppure no.
La seconda sensazione arriva dopo aver guardato le foto già numerose di flickr.
Ho avuto l’impressione di aver vissuto un barcamp diverso. Mentre dopo ZenaCamp percepivo di più il catturato ‘online’ nel vissuto ‘offline’, in questo caso mi sento un po’ … persa.
Se guardo le foto del FemCamp non riesco a riconoscere il FemCamp vissuto di persona.
E non so perché.
Eppure la socialità ha sempre il suo bel tripudio in eventi di questo tipo ed è bellissimo incontrare le persone che si leggono o semplicemente degli sconosciuti.
E per la socialità ed un po’ di sana e buona compagnia sono capace di prendere 10 treni in un giorno senza lamentarmi.
Ma veniamo a noi.
Cosa mi è rimasto ‘a pelle’ di questa giornata, a parte lo scontatissimo…
‘Il barcamp’ è una bella esperienza di vita sociale?.
Ebbene, partirei dal mio (personalissimo) simbolo della giornata…mia figlia:

E’ scontato, l’ho generata io, dirà qualcuno.
Ed invece no. Non è scontato.
E’ una donna, in miniatura, ma lo è già.
Ed è ‘digitale’, una bimba digitale, che usa a 5 anni strumenti che noi abbiamo imparato ad amministrare magari a 20.
Normale, per i tempi che corrono.
Io la questione la guardo da un altro punto di vista.
Il tema del ‘genere’ è quindi?
Un tema di ‘educazione‘
e da questo presupposto scaturiscono alcune ‘riflessioni fondamentali’:
Non dare un ’sesso’ all’educazione, alla cultura, alla conoscenza ed all’accesso alla conoscenza è una delle prime ‘regole’ che proprio le donne devono ricordare quando crescono i propri figli..
Ricordo mia madre che mi ha convinto a non prendere la laurea in Matematica, perché ‘roba da uomini’.
Ho preso quella in Economia. Non che non fosse utile, ma quale ‘danno’ (questa scelta) possa aver provocato nel mio universo di riferimento non lo sa nessuno.
Io dico spesso a mia figlia, per allenarmi anche a pensarlo…’Giulia, ma tu chi sei veramente, fammi capire chi sei‘.
Lei scherzando mi risponde ‘Giulia‘ e ride, ignara del senso della mia domanda che cade nel vuoto.
Ma io so che dietro quella sua genuina risposta (il suo nome) c’è una mia grandissima responsabilità, e qui cado nel secondo punto di oggi…
No all’auto discriminazione
Il tema è stato affrontato anche oggi in qualche presentazione e mi ci sono ritrovata molto. Riconoscere da sole la propria ‘efficacia’, darle vita e trovare e difendere un proprio spazio nella società. ‘Promuovere l’auto efficacia‘ è stato detto. Non limitarsi da sole, non aver paura di osare, provare. Ricordo un grande luogo comune, diventato forse una strana legge di mercato del lavoro.
Le donne hanno stipendi bassi semplicemente perché non…chiedono l’aumento…e spesso per una strana forma di auto castrazione professionale che impedisce loro di riconoscersi il valore che meritano. Le donne non trattano, non hanno nel sangue le poche e ’semplici’ regole della teoria dei giochi, non conoscono la trattativa. Quante volte ho sentito queste frasi.
Il terzo ed ultimo punto che vorrei invece sottolineare, come forte convinzione personale è che ci sia comunque ancora troppo da fare nel rapporto tra donne e società o donne e diritti sociali e civili fondamentali, prima che nel rapporto con le tecnologie. La donna viene ancora poco rispettata nei suoi diritti indispensabili fondamentali, un esempio a caso…la sicurezza personale.
Dai ’semplici’ reati contro la persona alla partecipazione attiva e ’serena’ in tutte le attività civili e culturali (oltre che politici) di questo paese. Le tecnologie potrebbero veramente scatenare questo processo verso una soluzione positiva? Questa è una domanda che oggi non ha avuto molte risposte e che…dentro me invece attendevo impaziente…seppur come bozza d’idea…
Ripeto inoltre anche un altro concetto già ampiamente espresso nel mio blog..io nella rete non mi sono mai sentita discriminata. Penso piuttosto alle donne dai 45 anni in su che conosco e che non sono ‘cresciute’ a pane e computer ma a ‘pane’ e ‘ci si aspetta da me questo e quello’.. Qualcuno dice che non si può far più nulla, il treno è passato e bisogna lasciare lo spazio alle nuove donne del futuro. Io penso invece che sia solo una questione di ‘opportunità’ mancate e che se ogni donna avesse a disposizione certe risorse, tirerebbe fuori il meglio di se. Esattamente come ogni uomo.
Ah dimenticavo. A chi oggi mi ha chiesto perché ho portato mia figlia oggi al FemCamp e se, per qualche motivo, avevo associato il suo ‘essere femminile’ al tema della giornata risponderei cosi…’Semplicemente non so la risposta’, non c’è un perché femminile o maschile, c’è semplicemente una ‘piccola persona’ al quale deve essere data l’opportunità, indipendentemente dal suo genere, di accedere a determinate fonti esperienziali, senza chiedersi preventivamente se questo potrebbe essere un problema o meno. Forse chiederselo..causa proprio il problema..
















sulle foto: ma a questo FEMCamp erano quasi tutti maschi? dalle foto pare!!! che strano,no;-!?
fa effetto vedere la piccola così interessanta allo schermo di un portatile, anche bello, l’effetto.
Per api bar…se ne sono accorti in molti…e per quelli più attenti…sono anche i soliti volti maschili….