Ho assistito recentemente, come tutti, al proliferare di dibattiti politici in TV.
Scontato da dire, meno da pensare, che in questo periodo dell’anno tutti abbiano improvvisamente dei programmi costruttivi per il paese.
Ogni partito riscopre alleati, simboli, vecchi scheletri da impiegare contro gli avversari.
Scendono tutti in piazza ed in modo automatico e logorroico parlano di se e dei prossimi ‘nostri’ 5/10 anni.
Le sfere di cristallo emergono dal loro letargo ed ognuno fa previsioni che poi sappiamo benissimo essere inconcludenti e non azzeccate.
Dal punto di vista di questo blog ovvio che l’interesse particolare verta sulla formazione e l’educazione.
Non sto a sottolineare i programmi stampati e scritti bene da strateghi della politica.
Penso che quasi tutti i punti di ogni medio programma girino intorno al fulcro essenziale di ciò che serve ad un paese per essere almeno considerato ‘civile’.
La scuola…in tutte le sue forme, dalla materna ai corsi professionali.
Io credo che parta quasi tutto da questo punto.
L’educazione può combattere ed elaborare il concetto di ’straniero come minaccia’ e quindi a portare all’inclusione sociale, la tutela dell’ambiente, il rispetto dei valori, la difesa e la sicurezza.
Che si possa anche combattere il crimine? Può essere. Bisogna provarci.
Ma la scuola deve anche essere SICURA.
Nella sua architettura…non possiamo vederla cadere a pezzi, crollare per un terremoto.
Nella sua condotta. Insegnanti pedofili che vengono reintegrati e altre che si fanno riprendere e spammare su YouTube con il seno al vento o fenomeni di bullismo più o meno creativi, non hanno nulla a che vedere con la scuola ed il suo naturale ambiente.
Deve essere PRONTA AL CAMBIAMENTO. Non vuol dire buttare all’aria la nostra storia e le nostre tradizioni, ma rivedere in chiave moderna vecchi concetti con immutati valori.
Vanno rivisti i programmi ministeriali per tenere conto del fatto che i ragazzi oggi sono cambiati, apprendono in modalità diverse, a diverse velocità, con molti più stimoli, non solo locali ma ormai sempre più internazionali.
E questo vale anche per il personale, i docenti e gli insegnanti.
La scuola deve essere SEVERA e dunque MERITOCRATICA.
Ricordo i miei anni universitari quando i primi 4 esami erano necessari per superare il ‘blocco’ e poter continuare. Oggi, i ‘compitini’ di ogni mese per agevolare gli studenti e far passare il più possibile gli studenti al primo tentativo, sono a mio parere metodi che non stimolano i futuri ‘lavoratori’ ad affrontare con maturità impegni e pressioni.
Il lavoro e la vita sono altra cosa. Sono sacrificio intenso, dedizione, passione, magari anche obbligo ma soprattutto regole e questo è importante.
Le regole esistono e vanno rispettate.
C’è un altro tema però che mi sta molto a cuore quando si parla di scuola ed educazione. Ovvio che parliamo di comunità, la comunità degli studenti.
Vedo poca esaltazione dell’individuo meritevole.
Purtroppo a volte essere meritevole o particolarmente dotato è quasi un’infamia, un motivo per essere derisi e scaricati dalle belle ragazze della classe.
Eppure le belle menti del futuro esistono.
A volte alcuni insegnanti tendono ad ‘appiattire’ le differenze tra studenti in classe per impedire i suddetti fenomeni.
Secondo me il singolo individuo, particolarmente dotato, dovrebbe godere di programmi e meriti specifici per il suo essere speciale ed essere indirizzato verso percorsi gratificanti, anche se difficili.
Programmi che ci consentano un giorno di avere generazioni che siano in grado di dar onore ad una nazione che a volte dimentica l’incredibile ed unica importanza di ciò che si apprende tra una campanella e l’altra.
Ciò che si fa a scuola può essere determinante, può cambiarci in meglio ed in peggio, può darci consigli sbagliati, può spingerci verso carriere da sogno.
Non sottovalutiamolo.
Ma ogni studente è diverso. Se qualcuno è particolarmente bravo, esaltiamolo.
Che senso ha, come vedo spesso fare, cercare di ‘normalizzare’ la classe per non far ‘emergere casi particolari’.
Non tutti possono essere bravi allo stesso modo e nelle stesse materie. Se qualcuno è in grado di esserlo in modo speciale, che venga lasciato esprimere, che si renda competitivo.
Il mondo del lavoro che incontrerà è così.
Non si va al lavoro per beneficenza.
Nei luoghi di lavoro spesso è necessario essere bravi imprenditori di se stessi, alzare le maniche ed impegnarsi moltissimo.
C’è ambizione, anche se non sempre ritenuta positiva.
Ricordo i miei anni alle superiori.
L’ambizione veniva vista anche in modo scettico dai docenti, avevo un compagno particolarmente dedito a farci notare la sua enciclopedica cultura di base.
E ricordo anche i tentativi degli insegnanti di placare le sue iniziative da primatista, per non creare disagio, si diceva, in realtà perché è impegnativo avere uno studente modello e solo uno.
Guardo Beautiful Mind (il mitico film con Russell Crowe) una volta al mese, per darmi carica, per darmi fiducia quando mi sento un po’ così. Penso che la scuola possa dare molto ai ragazzi in questo senso, aiutarli a rendersi migliori e voler primeggiare non può essere visto solo come un fenomeno negativo. Voler far di meglio per se stessi è per me dignitoso e prepara veramente ad un mondo del lavoro in cui viene richiesto di essere performanti sempre di più e per darci forse, personalità e leader in grado di rendere servizio a questo strano posto chiamato Italia.
Voglio aggiungere un consiglio di lettura, per farci riflettere. Io ho un libro per ogni cosa, amo pensarla così.
Elogio della disciplina di Bernhard Bueb, Ed. Rizzoli, pg. 155, 12,5 Euro.
















1 Risposta a “Beautiful Minds…si in Italia ci sono”